Il 16 aprile 2026 abbiamo assistito alla rappresentazione de “La Traviata” di Giuseppe Verdi al teatro Petruzzelli. All’inizio ero un po’ scettica: pensavo che tre ore di opera lirica fossero troppe e che i costumi d’epoca rendessero tutto troppo lontano dalla mia realtà. Mi sbagliavo di grosso.
Mentre guardavo Violetta sul palco ho smesso di pensare che fosse un’esibizione noiosa. Ho visto solo una donna che cercava disperatamente di essere felice, ma che si sentiva soffocare dal giudizio degli altri. Mi ha colpito tantissimo vedere lei che brindava, sorrideva e organizzava spesso feste, sebbene fosse triste e malinconica.
Ascoltando l’opera ho capito di essermi ritrovata nella stessa situazione.
Specialmente a scuola sembra che dobbiamo sempre indossare una maschera per essere quelli simpatici, divertenti, quelli che “hanno una vita fantastica”. A volte ci nascondiamo dietro un sorriso per non far vedere che siamo fragili o che abbiamo paura di non essere “all’altezza”.
La Traviata mi ha insegnato che il vero problema non è affrontare una malattia fisica, ma vivere circondati da persone che vedono solo la tua “maschera”, senza voler capire chi tu sia veramente.
Ascoltando l’opera ho capito di essermi ritrovata nella stessa situazione.
Specialmente a scuola sembra che dobbiamo sempre indossare una maschera per essere quelli simpatici, divertenti, quelli che “hanno una vita fantastica”. A volte ci nascondiamo dietro un sorriso per non far vedere che siamo fragili o che abbiamo paura di non essere “all’altezza”.
La Traviata mi ha insegnato che il vero problema non è affrontare una malattia fisica, ma vivere circondati da persone che vedono solo la tua “maschera”, senza voler capire chi tu sia veramente.
Marica Cirasola
Classe 3^D

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