Ci aspettavamo grandi voci, musica intensa, forti applausi. E tutto questo c’è stato, e anche di più. Ma quello che non mi aspettavo, e che non dimenticherò mai, è stato proprio quel silenzio sospeso.
Durante "La Traviata" di Giuseppe Verdi al Teatro Petruzzelli, è arrivato un momento in cui tutto il teatro sembrava trattenere il respiro. Eccolo, il silenzio! Un silenzio pieno, carico di emozioni, in cui ogni cosa era ferma ma, allo stesso tempo, viva. Era come se il tempo avesse deciso di aspettare.
In quel preciso istante non c’erano più file di poltrone rosse, non c’era distanza tra noi e il palco. C’era solo la storia, quella di Violetta, così vicina da farci male. Ho sentito la sua fragilità, la sua lotta, l’ultimo suo sguardo sul mondo.
E, senza che ci fosse bisogno di parole, ho capito tutto. Quel silenzio mi ha insegnato che l’opera non è solo canto o spettacolo, ma emozione condivisa: una storia che può diventare viva davanti ai miei occhi, un’esperienza che ti travolge, ti prende e ti cambia.
Quando siamo usciti, la città mi è apparsa troppo veloce, troppo rumorosa; tutto sembrava più forte, come se avessi appena lasciato dietro di me qualcosa di prezioso. E sapete perché? Perché dentro il teatro il tempo si era fermato e noi eravamo rimasti lì, in una dimensione diversa, in un tempo diverso. Un tempo fatto di emozioni vere che ancora adesso, se ci penso, continuano a farsi sentire.
Sophie Zerni
Classe 3^C

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