venerdì 8 maggio 2026

Il rumore del silenzio: la nostra notte al Petruzzelli

Quando entriamo a teatro pensiamo di sapere già cosa ci aspetta: luci ovunque, scenografie
enormi e voci così potenti da far vibrare le poltrone del Petruzzelli. 
Siamo cresciuti nel rumore, tra musica sparata nelle cuffie e ritmi velocissimi, quasi convinti che la forza si misuri solo dal volume. L’altra sera, però, durante l’uscita didattica all’Opera, qualcosa ci ha sorpresi davvero. In un attimo abbiamo capito che le emozioni non hanno sempre bisogno di fare rumore. 
A colpirci non è stata la nota più alta o il momento più spettacolare, ma qualcosa di molto più raro: un’emozione silenziosa, semplice e autentica, capace di arrivare dritta dentro. 
Spesso si pensa che la musica che impressiona di più sia quella ascoltata ad alto volume, che ci spacca i timpani e ci fa muovere. Eppure l'altra sera al Teatro Petruzzelli abbiamo capito che la vera potenza risiede in tutt'altro. 
Il momento più intenso e significativo non è stato un acuto travolgente o un colpo improvviso, ma il silenzio. Un silenzio sospeso e denso, arrivato proprio al culmine dell'opera. In quel vuoto improvviso è successo qualcosa di veramente speciale: abbiamo respirato tutti all'unisono. Noi in platea, l'orchestra sotto il palco e i cantanti sul palco eravamo legati da un unico respiro invisibile. Sembrava come se l'opera avesse creato una bolla temporale, una dimensione parallela dove il tempo aveva smesso di trascorrere regolarmente e tutto il resto era rimasto fuori dal teatro. 
Lo shock vero, però, è avvenuto alla fine di tutto. Quando, lasciandoci alle spalle le porte eleganti del teatro, siamo stati travolti dalla quotidianità e dal caos urbano della città di Bari. Quando è effettivamente scoppiata la bolla che ci aveva protetti fino ad allora lasciandoci alla nostra vita di prima come se nulla fosse accaduto. È stato quasi doloroso il vuoto provato in quel momento. É in quel contrasto netto che abbiamo capito quanto l'opera fosse stata profonda: ci aveva portati altrove, in un luogo dove i rumori quotidiani non sono ammessi ed eravamo immersi in una realtà così lontana. A rendere il tutto ancora più intenso, è stata forse la sensazione di essere ritornati alla propria vita dopo aver seguito, per ore, quella di qualcuno così diverso da noi. Dover abbandonare l'immagine dei costumi, delle scenografie, l'atmosfera calda e densa e la musica che l'accompagnava. 
In fondo, la vera magia del Petruzzelli non è finita con l’ultima nota: ci è rimasta addosso, leggera ma presente. Abbiamo capito che l’arte non serve solo a intrattenere, ma anche a fermare per un attimo la corsa del mondo fuori. Quel silenzio condiviso e quella sensazione di essere tutti lì, nello stesso momento, ci hanno ricordato che dentro di noi esiste una parte che riesce a parlare solo quando tutto tace. 
Siamo usciti diversi da come eravamo entrati: forse un po’ più sensibili, ma anche più consapevoli. La bellezza non resta chiusa dentro un teatro, continua a seguirci anche dopo. È come una piccola luce nella quotidianità, qualcosa che ci aiuta a ritrovare calma anche nel caos. 
Abbiamo lasciato il palco, le luci e la musica, ma quella sensazione è rimasta con noi, come un’eco che continua a suonare dentro, anche quando tutto sembra finito.

Michela Desiante - Mariateresa Dipalma - Marilena Lavecchia
Classe 3^F

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