Appena il sipario si è aperto, il silenzio è calato in sala. Gli occhi di tutti erano fissi su Violetta che ha esordito in tutto il suo splendore, scendendo da una scalinata. I suoi acuti hanno spezzato la tensione che si percepiva nell'aria e dopo pochi minuti il palco si è popolato di personaggi, dando inizio a una grande festa con banchetti, balli e musica. Tutti danzavano, mangiavano e bevevano, persino dalla platea si respirava aria di festa e allegria.
Ad un tratto le punte delle mie scarpe hanno cominciato a battere a ritmo di musica, senza che io ne avessi il controllo. Fra giri e giravolte, improvvisamente Violetta si è accasciata sul pavimento e tutti sono corsi ad aiutarla. Violetta era disperata e sopraffatta da un dolore atroce.
Da quel momento si è percepita la sua vera fragilità, espressa con dolore in acuti fortissimi, in sintonia con l'orchestra. Sono stati minuti che hanno innescato una forte tensione emotiva in noi. Da quel momento le parole non hanno avuto il giusto peso, perché l'attenzione è stata rubata dal suono, dalla musica. La vera protagonista è diventata l'Orchestra che, con vibrazioni più o meno intense, ha catturato l’attenzione e lo stupore di tutti.
Gli acuti di Violetta mi hanno trasmesso a tratti paura, dolore e sofferenza. A fine esibizione ho capito che a teatro le parole trasmettono emozioni non senza le voci e la musica. E’ utile, a mio parere, fermarsi e ascoltare i suoni per emozionarsi ed emozionare.
Vincenzo Varrese
Classe 3^A

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